Le terre rare: il nuovo baricentro del potere globale
di Marciacane & Bernardini | pubblicato il 4 giugno 2026
Le terre rare stanno diventando uno dei principali fattori che determinano gli equilibri globali: elementi come Neodimio, Disprosio, Praseodimio (fondamentali per magneti e motori elettrici) o Europio, Terbio ed Erbio (impiegati in LED, fibre ottiche e lenti di precisione) sono ormai indispensabili per tecnologia, energia e difesa.
Il controllo di questi materiali garantisce un enorme vantaggio strategico, e sebbene la Cina abbia solo circa il 30% delle riserve globali di terre rare, controlla il 50–60% della loro estrazione globale e l’80–90% del mercato nella fase di lavorazione intermedia, arrivando in passato a imporre veri e propri embarghi che hanno messo in difficoltà le industrie occidentali.
Stati Uniti ed Europa stanno cercando di ridurre la dipendenza da Pechino, ma ricostruire impianti, competenze e filiere rispettando normative ambientali molto rigide richiede tempo e investimenti significativi.
Intanto la Cina consolida la propria influenza in Africa attraverso infrastrutture e finanziamenti, mentre l’Occidente viene spesso percepito come predatorio, come dimostrano i recenti cambiamenti politici in Niger e Mali. L’Europa rimane schiacciata tra le pressioni statunitensi e la potenza cinese, pur mostrando qualche segnale di autonomia, come nel caso della Groenlandia, un territorio conteso non solo per le sue riserve minerarie ma soprattutto per motivi strategici legati alle rotte artiche e alla difesa aerospaziale.
I mercati finanziari hanno già riconosciuto la portata di questo megatrend, con la nascita di ETF e strumenti dedicati a un settore destinato a diventare sempre più centrale per l’economia globale.
